Kamala Harris e il rebranding (II parte)

E come previsto, la conquistata nomination come candidata democratica alle prossime lezioni americane ha visto un nuovo passo nel rebranding di Kamala Harris.

Si tratta di un passo prevedibile e oltremodo giustificato: il rebranding, ancora una volta, è lo strumento che segnala un cambio in atto nella strategia e nel posizionamento.

Se nella sua prima fase, da vicepresidente al limbo precedente la nomination ufficiale, esso è avvenuto in modo sfumato per comunicare al mondo comunque la rinnovata appartenenza all’alveo tracciato dalla campagna Biden, ora il cambio strategico è molto più rilevante. Cosi come più rilevante è stata la scelta del nuovo logo che caratterizza la campagna della nominata candidata democratica e del suo vice nominato Walz.

Fonte: x.com

Tale evoluzione rappresenta un esempio interessante di come un logo sia di fatto l’espressione grafica della strategia e dei suoi più o meno rilevanti cambiamenti.

Il nuovo logo è stato oggetto di critiche perchè considerato, ad una prima lettura, abbastanza banale e noioso. Di fatto un logo semplice, senza richiami particolari, font sans serif e due semplici colori di base.

Interessante però cogliere in esso il richiamo ad una campagna degli anni 70 di Shirley Chisholm, la prima deputata di colore del congresso a candidarsi alla nomination per la presidenza.

Fonte: Fast Company

Condividi questo articolo:

ULTIMI ARTICOLI

Che cos’è il marketing?

Che cos’è il marketing?

Una definizione per un mondo di scelte Che cos’è il marketing? La definizione più utile, oggi, è...